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VAMPIRI IN X-FILES
di Elena Romanello



La figura del vampiro ha da molto tempo una gran valenza nell'immaginario, prima dell'attuale moda di succhiasangue più o meno adolescenti, e in una serie in cui si parla di indagini nel soprannaturale come X-Files non si potevano non citare i vampiri, anche se non sono i comprimari preferiti da Mulder e Scully.

Due sono gli episodi di tematica vampirica, uno della seconda stagione, Three  o Giochi di sangue se si preferisce la versione italiana, e l'altro della quinta, Bad Blood o Vampiri, agli antipodi come ritmo, costruzione e storia, con due visioni opposte dei vampiri, non canoniche ma con alcuni punti di interesse.

Three è uno dei pochi episodi di X-Files in cui Scully non compare, perché è stata appena rapita (dagli alieni? dai neogovernativi?) e la sua scomparsa ha lasciato Mulder nella disperazione, perché se ne sente responsabile. Per distrarsi accetta di investigare su una serie di omicidi che sembrano commessi da un vampiro, con tanto di vittime dissanguate, arrivando ad un terzetto di all'apparenza psicopatici che hanno costruito come una sorta di sorellanza tra di loro. Mulder entra in contatto con Kristen, l'anello debole del gruppo, buttandosi con lei in una storia senza futuro: per salvarlo la donna sacrificherà se stessa e gli altri due, lasciando nel dubbio se si trattava di veri vampiri o di semplici, si fa per dire, serial killer.

Una storia interessante, con l'accostamento già visto ma sempre efficace tra vampirismo, morte e sesso, con un buon tentativo di rendere plausibili i vampiri in un contesto reale di indagini, attaccandosi anche al tema delle sette sataniche, e qualcuno ha visto delle reminscenze tra la congrega di vampiri e la "famiglia" di Charles Manson, protagonista di uno dei più sanguinosi fatti di cronaca nera: a molti shipper non è piaciuto vedere Mulder "tradire" Scully, anche se si tratta di un momento di disperazione e di disorientamento, non ci poteva essere un futuro. Una curiosità, l'affascinante Kristen era interpretata da Perrey Reeves, allora fidanzata nella vita reale di Duchovny.

Diversi sono i toni di Bad Blood, in cui Mulder e Scully raccontano come in un flash back un caso su cui hanno indagato, conclusosi con la morte di un sospetto presunto vampiro, un ragazzo delle pizze a domicilio che usava la sua attività per procurarsi le vittime. Entrambi danno una visione diversa della vicenda, con una struttura narrativa che riecheggia non poco Rashomon di Akira Kurosawa, anche se i risultati non sono esaltanti. Bad Blood si rivela troppo grottesco per essere un X-Files, decisamente stupidotto come svolgimento e si rivela più una buona occasione sprecata che altro, anche se è interessante, oltre che per la contrapposizione dei punti di vista tra i due agenti, per la trattazione dissacrante del tema dei vampiri, carina in questi tempi di vampiri ultraromantici e decisamente stucchevoli.

Certo, Polanski aveva fatto di meglio, ma era pur sempre Polanski.

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